Vi siete mai sentita persi tra le sigle delle auto ibride? Mild, Full, Plug-in… sembra una giungla!
Il mercato italiano è ricchissimo di queste sigle (e noi abbiamo fatto un podcast che prova a fare chiarezza)… ma la Luiss Business School ha evidenziato un problema chiave: la mancanza di trasparenza sul fronte della percorrenza chilometrica in elettrico nonostante nelle vendite ormai una auto su due sia ibrida.
Auto ibride: che confusione
Su 770 varianti presenti a listino solo il 46% di questi veicoli sono in grado di percorrere km in elettrico, a partire dai “Middle Hybrid” – nello specifico il 14% (65 modelli) di tutti i Mild Hybrid – che permettono di “veleggiare” e di avanzare in elettrico a velocità medio-basse, a cui si aggiungono i Full Hybrid e Plug-in Hybrid. In tutto solo 350 auto in totale.
Questo può confondere chi vuole scegliere un’auto ecologica, perchè in concessionaria trova solo diciture nate per spiegare come funzionano le vetture:
- Le Mild Hybrid (MHEV), effettivamente, le più diffuse: l’elettrico serve più che altro a dare un “boost” in accensione e risparmiare carburante: rappresentano 475 varianti su 770, ma non percorrono km in elettrico.
- Le Plug-in Hybrid (PHEV) hanno batterie più grandi e possono fare decine di chilometri solo a elettricità, ricaricandosi alla presa: ne abbiamo 75 modelli
- Le Full Hybrid (HEV) si posizionano nel mezzo, con una maggiore autonomia elettrica rispetto alle Mild e sono 210 del totale.
- Range Extender: da citare, infine, 2 modelli nella lista posseggono un generatore interno per la “ricarica” di elettricità.
“Non sarebbe meglio per tutti un criterio di classificazione per comprendere le effettive capacità elettriche dei veicoli sulla base del comportamento chilometrico su strada?”, fa riflettere Fabio Orecchini, Direttore dell’osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School.

Del resto, quello che emerge dai dati messi nero su bianco dall’Osservatorio è un’estrema eterogeneità nei criteri di classificazione attuali: su 13 metodologie analizzate dalla minuziosa ricerca sono emersi ben 9 parametri differenti. Il parametro più utilizzato sia a livello pratico che accademico (7 casi su 13) per valutare l’auto ibrida è la capacità del motore elettrico di muovere il veicolo (senza l’ausilio del motore termico), informazione che manca del tutto nella procedura di omologazione attuale (ciclo WLTP), che non registra la percorrenza in modalità elettrica per le vetture ibride non ricaricabili esternamente.
Luiss Business School: due strade per una maggiore trasparenza
La Luiss Business School propone in merito due soluzioni intelligenti che andrebbero a rivedere le classificazioni attuali e darebbero maggiore chiarezza.
- Un Criterio “Su Strada” per il futuro: l’idea è classificare le ibride in base a quanto tempo e distanza riescono a percorrere in modalità completamente elettrica durante la guida reale.
Una classificazione che darebbe l’idea precisa delle loro reali capacità. Ad esempio:
-le Full Hybrid, potrebbero essere le auto che permettono almeno il 60% di percorrenza con motore a combustione interna spento;
-Le Middle Hybrid quelle che permettono il motore spento tra il 30% e il 59% del viaggio;
-le Mild Hybrid: tra lo 0% e il 29%. - Un Indice Immediato: per aiutarci subito, gli ingegneri propongono anche un “indice di elettrificazione” basato sui dati tecnici già disponibili dell’auto: potenza motore elettrico, potenza motore termico, peso.

Uno strumento, quest’ultimo, facile per confrontare diversi modelli e orientare meglio gli automobilisti. Alla luce delle vendite dei primi 4 mesi, la quota di tutti gli ibridi non ricaricabili dall’esterno è salita al 44,9%. Numeri che indicano come l’obiettivo degli addetti ai lavori oggi non è più far capire come funziona il mondo dell’elettrico, ma favorire l’abbattimento della c02 accompagnando il consumatore verso scelte più consapevoli. Noi non possiamo che esserne completamente d’accordo, specie quando questo si traduce in capirne di più sui vantaggi chilometrici sotto il cofano.
