In occasione dell’International Women Drivers’ Day, il 24 giugno, il Women’s Worldwide Car of the Year (WWCOTY) e il magazine ceco Žena v autě.cz svelano i risultati di un’indagine condotta in 47 Paesi: per raccontare cosa pensano davvero le donne quando guidano, e smontare – dati alla mano – gli stereotipi che ancora oggi le accompagnano.
Quasi tutte le donne hanno subìto comportamenti aggressivi alla guida
Il dato più eclatante? Il 95% delle donne intervistate dichiara di aver subito aggressività da parte di altri guidatori. Nella maggior parte dei casi, si tratta di comportamenti abituali: il 51% afferma che accade “molto spesso”, il 31% “abbastanza spesso”.

Gesti offensivi, lampeggi ingiustificati, sorpassi pericolosi, inseguimenti e addirittura aggressioni fisiche. Ma anche quel fastidioso “stare appiccicati” alla macchina davanti o il classico suono del clacson usato come arma. La strada, per molte donne, è ancora oggi un terreno ostile.

E cosa provoca tutto questo nelle donne che li subiscono? Rabbia (39%) e nervosismo (34%), ma anche paura (14%). Solo un’altra piccola parte, il 14%, riesce a restare indifferente. Il che ci racconta qualcosa: gli atteggiamenti aggressivi da parte dei guidatori non sono solo una questione di sicurezza, ma anche di dignità e percezione.

Le donne sanno valutarsi: punti di forza e debolezze al volante
L’indagine, che ha raccolto le risposte di 1.879 donne di tutto il mondo, offre anche uno spaccato prezioso su come le donne vedono se stesse al volante.
La maggioranza identifica come punti di forza la guida prudente (29%) e il rispetto del codice della strada (25%). Seguono la reattività (21%), la guida fluida e prevedibile (12%) e la capacità di multitasking (11%).

Ma c’è anche un’onesta ammissione delle difficoltà: parcheggio (26%), indecisione alla guida (26%) e la gestione di condizioni difficili come buio o pioggia (23%) sono le aree in cui si sentono meno sicure. Tuttavia, quasi un quinto del campione (18%) dichiara di non vedere alcuna debolezza nel proprio modo di guidare.

Stereotipi duri a morire (ma sempre più deboli)
Tra i luoghi comuni più diffusi emersi il più gettonato è quello secondo cui “le donne non sanno parcheggiare” (46%). Seguono i cliché secondo cui guiderebbero lentamente (21%), si siederebbero troppo vicine al volante (14%), non rispetterebbero le regole (8%) e costituirebbero un pericolo per gli altri (5%).

Stereotipi che resistono nonostante la realtà racconti altro. Le donne non guidano peggio. Semplicemente, non guidano come gli uomini. E questo non è un male: come sottolinea Roman Budský, esperto della piattaforma ceca VIZE: “molti uomini usano l’auto per affermare la propria mascolinità. Le donne no. Guidano utilizzando esattamente l’auto ciò che è: uno strumento di libertà.”
Perché l’International Women Drivers’ Day è importante
Il 24 giugno non è una data casuale: è il giorno in cui, nel 2018, è stato revocato in Arabia Saudita il divieto per le donne di guidare. Quel giorno ha segnato l’inizio di una rivoluzione silenziosa: milioni di donne hanno ottenuto non solo un volante, ma autonomia, visibilità, accesso al lavoro, alla scuola, alla libertà personale. L’International Women Drivers’ Day, promosso da WWCOTY, serve a ricordare che la mobilità non è un privilegio, ma un diritto. E che ancora oggi, in molte parti del mondo – anche in quelle che si considerano “avanzate” – la presenza femminile su strada viene letta con pregiudizio.
Un passo in più verso la parità
Questa indagine oggi rappresenta un punto fermo: per la prima volta è stato analizzato il punto di vista delle donne al volante in 47 Paesi. E mostra una fotografia reale, fatta di consapevolezza, ostacoli, ma anche di determinazione e competenza. Guidare non è solo muoversi. È prendere spazio, decidere una direzione, scegliere la propria corsia. E oggi più che mai, è il momento di guidare anche la narrazione: le donne non sono “meno brave”, sono solo raccontate peggio.