Parliamoci chiaramente: quando è stata l’ultima volta che avete guardato i vostri pneumatici con un briciolo di attenzione? Probabilmente parecchio tempo fa, perché “tanto se qualcosa non va lo segnala l’auto”! E questo è uno degli errori più grandi che si possano fare. Gli pneumatici sono i grandi dimenticati della nostra auto. Diamo per scontato davvero molto su questi quattro palmi di gomma che in realtà ci tengono (o meno) incollati all’asfalto.
In giro circolano una quantità di fake news esorbitanti a riguardo e il peggio è che ce le beviamo tutte. Con Assogomma sono andata all’Autodromo di Varano de’ Melegari per l’evento “Pneumatici sotto controllo”. Con il supporto della Scuderia De Adamich abbiamo preso parte a qualche prova “al limite” per testare usura, pressione ed età delle gomme. Il risultato? Molte delle cose che dareste per scontate, in realtà sono delle bufale assurde!
Il mito delle “gomme fresche”
Se provate a cercare informazioni online, troverete decine di forum e portali che vi diranno di controllare ossessivamente il DOT (la data di fabbricazione stampata sul fianco), inventandosi slogan come “qui si vendono solo gomme fresche”. Manco fossimo a comprare il latte! L’idea diffusa è che una gomma prodotta un anno fa sia già “vecchia” e meno sicura. E invece posso assicurarvi che non è così, ma sono i dati, anzi i fatti a confermare quanto sto per dirvi.
Effettuando prove di frenata sia su asciutto (a 70 e 90 km/h) che sul bagnato ad un velocità di 50 e 70 km/h, confrontando pneumatici del 2025 con altri conservati correttamente ma prodotti nel 2023, si è constatato che gli spazi di frenata sono identici. Le differenze sono nell’ordine di pochissimi centimetri, dovuti solo alla variabilità di chi è al volante.
Non esiste dunque una data di scadenza: la data di produzione serve solo al costruttore per tracciare gli pneumatici in caso di richiami di fabbrica. Se lo stoccaggio è effettuato a regola d’arte e quindi la gomma viene conservata in maniera ottimale, il prodotto mantiene le stesse identiche caratteristiche lato prestazioni e sicurezza, anche dopo anni.
L’errore più comune lo facciamo tutti
Il classico dei classici l’avrete sicuramente vissuto anche voi in prima persona. Due delle quattro gomme montate sulla nostra vettura sono un po’ consumate. Il gommista consiglia di girarle. Dove facciamo montare quelle meno usurate tra le quattro? Il 90% degli automobilisti risponde “davanti…a maggior ragione se ho una trazione anteriore”. E i gommisti, nella maggior parte dei casi procederanno così. E questo è l’errore più comune, oltre che il più pericoloso.
Anche in questo caso per provarlo abbiamo preso parte a un test su pista. Con le gomme nuove davanti e quelle usurate dietro, l’auto in curva sul bagnato ha perso immediatamente il controllo andando in sovrasterzo, girandosi su se stessa in un testacoda incontrollabile. Montando invece degli pneumatici nuovi dietro, l’auto ha superato la curva in stabilità.
Viaggiare sgonfi: occhio al portafogli…e non solo!
Anche in questo caso serve sfatare un mito. Non è che se abbiamo un’auto moderna con il TPMS allora chissenefrega di controllare la pressione. Forse non tutti sanno che tutti questi sistemi di bordo segnalano spesso solo le perdite macroscopiche, quando in pratica è ormai è troppo tardi.
Una gomma più sgonfia del 10-15% passa praticamente inosservata. E cosa succede se viaggiamo a pneumatici sgonfi, anche se di poco? In primis consumiamo più carburante. Pensate che su una serie di 10 giri (circa 22 km totali) una pressione inferiore di appena 0,5 bar in meno su entrambi gli assi, rispetto a quanto indicato dal costruttore, fa impennare i consumi dal 12% al 15%. Un bell’impatto per il portafogli, ma anche un aumento delle emissioni di CO₂ e un’usura precoce del battistrada. Il che significa ancora una volta mano al portafogli, visto che dovremo cambiare i nostri pneumatici prima del previsto. E ovviamente non dimentichiamoci della sicurezza!




