Aprite il bagagliaio di quasi qualsiasi auto elettrica e lo trovate lì: il cavo di ricarica, arrotolato male, un po’ umido, piazzato proprio nell’angolo dove doveva andare la spesa. Nessuna di noi l’ha scelto davvero. È arrivato con l’auto, oppure era il primo risultato della ricerca “cavo Tipo 2”, e pesa più o meno quanto un bagaglio a mano. Eppure il peso e la rigidità dipendono tutti da decisioni che qualcuno ha preso al posto vostro. Una volta capito quali, scegliere un cavo leggero diventa semplice.
Che cosa rende pesante un cavo
A fare la differenza sono soprattutto due fattori: quanto rame c’è dentro e quanto è lungo. Un cavo da 16 A usa conduttori da 2,5 mm². Uno da 32 A ha bisogno di 6 mm², più del doppio del metallo per ogni metro. Poi ci sono le fasi: un cavo trifase porta cinque conduttori di potenza, il monofase tre. E la lunghezza moltiplica tutto.
In cifre, un cavo da 11 kW lungo 5 metri pesa intorno ai 2,5 kg. Lo stesso, in versione 22 kW, si avvicina ai 4 kg. Portate quel 22 kW a 15 metri e superate i 7 kg, il punto in cui smettete di sollevarlo con una mano sola.
È la vostra auto a decidere quanto rame vi serve
Il cavo da 22 kW è la scelta predefinita di quasi tutti i negozi online, e per la maggior parte delle elettriche piccole è peso morto. In corrente alternata un’auto carica solo alla velocità consentita dal suo caricatore di bordo, indipendentemente da quello che offrono cavo e colonnina. La Leapmotor T03 accetta 6,6 kW monofase. La Dacia Spring arriva a 7 kW. Fiat 500e e Renault 5 si fermano a 11 kW trifase. Collegate una qualsiasi di queste a un cavo da 22 kW e il rame in più viaggia con voi per niente.
La prima domanda, quindi, è che cosa accetta la vostra auto. Per un’auto monofase il cavo giusto è quello da 7,4 kW, cioè 32 A su tre conduttori invece di cinque. Un’auto da 11 kW vuole un trifase da 16 A, il più leggero tra i trifase. Lo stesso ragionamento vale nella fascia alta: Voldt® dimensiona il suo Cavo di ricarica Audi per la Q4 e-tron a 11 kW, perché è tutto quello che il caricatore di bordo può assorbire, e applica lo stesso criterio alle pagine dedicate agli altri modelli. È un filtro molto più utile di “22 kW, compatibile con tutto”.
Rigido a gennaio, molle ad agosto
I cavi economici hanno una guaina in PVC. Al momento dell’acquisto sembra a posto, poi alla prima notte sotto zero diventa il tubo da giardino dimenticato fuori: mantiene la forma della matassa, fa resistenza mentre lo srotolate e resta a terra in spire in mezzo al parcheggio. Una guaina in TPU, poliuretano termoplastico, resta flessibile ben sotto lo zero e non diventa molle e collosa in un bagagliaio a luglio. Resiste anche a oli e abrasione, e la differenza si vede quando il cavo viene trascinato sull’asfalto due volte al giorno.
L’altra causa della rigidità è il raggio minimo di curvatura. I cavi più grossi ne hanno uno più ampio. Un trifase da 6 mm² non si arrotolerà mai stretto come uno da 2,5 mm², quindi se avete già dimensionato il cavo sulla vostra auto, una parte del problema è risolta.
Il problema dello sporco
Un cavo dritto passa la vita per terra. Raccoglie ghiaia, l’acqua delle pozzanghere e il sale d’inverno, e consegna tutto al rivestimento del bagagliaio. I cavi a spirale nascono proprio per questo. Da 5 o 8 metri restano sospesi tra colonnina e auto senza toccare terra, e quando staccate si richiudono da soli in una matassa compatta. Aggiungete i cappucci in gomma sui due connettori e una borsa qualunque, e il bagagliaio resta pulito.
Sulla lunghezza vale la pena spendere una parola, perché più lungo sembra più prudente e quasi mai lo è. Un cavo dritto da 7 o 8 metri vi salva quando parcheggiate con lo sportellino dal lato opposto alla colonnina. Oltre i 10 metri si ragiona ormai per garage con la wallbox lontana dal posto auto, e quei chili li portate in giro ogni giorno. Per la maggior parte delle colonnine pubbliche, cinque metri bastano.
L’altro cavo nel bagagliaio
C’è un secondo cavo che quasi tutti dimenticano: il caricatore portatile, la scatoletta con spina Schuko o italiana che vi permette di ricaricare da una presa a muro nella casa al mare o nel garage di un parente. Quello in dotazione con l’auto è spesso bloccato a 10 A e costruito come un mattone. Le unità regolabili sono più leggere e più attente alla presa a cui le collegate. Il caricatore portatile Voldt® è disponibile in lunghezze da 5 a 20 metri, con grado di protezione IP67 e un sensore termico nella spina che abbassa la corrente se la presa a muro inizia a scaldarsi. Nel weekend fuori porta è il cavo che prendete davvero in mano.
Quindi, prima di comprare: verificate che cosa accetta il caricatore di bordo, scegliete amperaggio e fasi di conseguenza, preferite il TPU al PVC, valutate la versione a spirale se ricaricate in strada e fermatevi alla lunghezza più corta che arriva.