Secondo la Commissione Europea le lavoratrici dell’automotive rappresentano il 20% della forza lavoro totale (dati 2021 Europal che escludono l’indotto). Il settore auto ha un ruolo dominante nell’economia globale ed è uno di quelli con il maggior potenziale di crescita e progresso tecnologico. Solo in Italia l’industria auto vale il 5,25% del PIL, con 268.300 persone impegnate in 5.135 imprese tra Case auto, fornitori di componenti e allestitori (dati Center for Automotive and Mobility Innovation Ca’ Foscari). Dare posto nella catena del valore dell’automotive italiana alle donne significherebbe un’iniezione di forza lavoro e la possibilità di rimanere un’industria competitiva.
L’industria automotive si sta muovendo
E in particolare l’industria automotive come sta rispondendo a questa situazione? Una survey di Gi Group Holding ha verificato come solo il 50% degli intervistati affermi che la propria azienda garantisce parità di retribuzione e opportunità alle donne e il 40,8% offre alle lavoratrici orari flessibili, congedi parentali e facilitazioni. L’Italia è però risultata, secondo lo studio, il Paese più attento tra gli 11 presi in esame nell’impegno a garantire la parità di retribuzione e opportunità di avanzamento di carriera (66%) e si è posizionata bene anche nella promozione di modelli e leadership femminile (56% delle aziende) e nell’organizzare iniziative di inclusione e sensibilizzazione (54%).
Questi dati suggeriscono che qualcosa nell’industria auto si sta muovendo, anche se molto resta ancora da fare. L’eliminazione del Gender Gap riuscirebbe a ridurre la povertà, stimolando l’economia reale, aumenterebbe la base imponibile e allevierebbe il peso sul sistema welfare. E comunque avere più lavoratrici anche nell’automotive sarebbe un vantaggio economico per tutti. Secondo uno studio del 2023 del Parlamento Europeo (Eu Monitor) ridurre il divario retributivo di genere di un punto percentuale aumenterebbe il PIL nazionale dello 0,1%.
La filiera della mobilità: roba da maschi?
Uno dei quattro tavoli organizzati al Pink Motor Day era quello relativo alla filiera della mobilità, dove si sono interrogati se sia una “Roba da maschi?”.
Enza di Paola, Comoli, Ferra e C. S.p.A, Ilaria Bono, Toyota Motor Italia e Marco Olcelli, Fratelli Giacomel hanno sviscerato il tema ed è stata molto interessante l’intervento di Ilaria Bono che ha condiviso la sua esperienza di lavoro nella Casa giapponese.
“In Toyota il percorso sulla valorizzazione della differenza di genere è iniziato da tempo e affonda le sue radici in uno dei valori fondanti del Toyota Way, che è il Respect for People. Inizialmente ci si è concentrati maggiormente sul genere, ma oggi l’ambito su cui operiamo è più ampio, con politiche in grado non solo di garantire un pieno empowerment femminile ma volte a esaltare il potenziale di ciascun dipendente e incoraggiare lo scambio professionale e culturale tra persone con differenti background.” Ilaria ha spiegato che “Una delle iniziative che abbiamo attivato in questa direzione è la creazione di un Diversity Board, composto dai dipendenti e dalle dipendenti Toyota e guidato a turno da uno dei Direttori, che propone e guida le diverse attività aziendali in tema di diversity, equity, inclusion. Un’altra è quella del team coaching, che supporta ciascun componente del team nell’imparare a relazionarsi anche con i colleghi e le colleghe con caratteristiche personali del tutto opposte alle proprie”.
In Toyota Motor Italia iniziative concrete per aumentare diversity e inclusion
Ad oggi la percentuale di donne in posizioni manageriali in Toyota Motor Italia (dal quadro in su) dal 2018 ad oggi è incrementata dal 12 al 18% della popolazione di riferimento. Nello stesso periodo la popolazione non manageriale di TMI vede una presenza femminile che è aumentata del 3% per le posizioni da Analyst (dal 45% al 48%) e dell’8% per le posizioni da Specialist (dal 27% al 35%).

Inoltre, dopo il Covid sono state implementate politiche di smart working pari al 40% delle giornate lavorative al mese e un minimo di 8 giorni di presenza in ufficio. Sono anche state introdotte iniziative come la riduzione dell’orario di lavoro il venerdì a 7 ore e il blocco delle riunioni in determinati orari – dalle 8 alle 9 del mattino, dall’una alle due e mezza del pomeriggio e dopo le 18 – per ridurre lo stress e migliorare la produttività.
Oltre a questo il permesso matrimoniale è stato esteso alle unioni civili, l’aggiunta di giorni di congedo paternità per sostenere l’inserimento dei neonati nel nucleo familiare e la possibilità di richiedere straordinari anche lavorando da casa. Altre iniziative includono il permesso back to school per supportare i genitori durante l’avvio dell’anno scolastico dei propri figli e il permesso di supporto psicologico di 20 ore che si aggiunge alle 24 ore di permesso già riconosciute per visite mediche.
Altre Case auto stanno implementando iniziative concrete volte a ridurre il gender gap e il pay gap. E’ importante che questo processo si allarghi a macchia d’olio e si velocizzi per favorire l’aumento delle lavoratrici nell’automotive, ma in generale in tutti i settori.
Potrebbe interessare anche Corsia di canalizzazione: cos’è e come funziona