L’impegno di Suzuki nel sostenere la meritocrazia e il talento femminile è molto concreto. La Casa infatti ha patrocinato la quinta edizione del concorso intitolato a Valeria Solesin, la giovane ricercatrice vittima dell’attacco terroristico al Teatro Bataclan di Parigi nel 2015.
Quest’anno “Il Premio Valeria Solesin”, promosso dal Forum della Meritocrazia e da Allianz Partners, è stato assegnato a 12 tesi universitarie. Il tema sviluppato è stato “Il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro paese”.
Diversi i punti di vista e gli ambiti di studio delle tesi premiate: da quello giuridico a quello sociologico e psicologico, da quello politico-economico a quello statistico. Non sono mancati poi alcuni spunti interessanti su fenomeni più attuali come la sostenibilità ambientale, il diversity management e il revenge porn.
28 le candidature ricevute da laureandi delle più prestigiose Università italiane, pubbliche e private.
Dopo aver valutato l’originalità degli elaborati, il Comitato Scientifico del Premio ha selezionato i 12 più meritevoli, che hanno ricevuto premi in palio per un valore complessivo di 31.700 euro.
Suzuki crede nella meritocrazia femminile
Con questa iniziativa, Suzuki conferma il proprio impegno in un progetto che vuole assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni. La Casa auto crede molto nell’importanza del favorire nel mondo del lavoro la diffusione di una cultura meritocratica, che valuti il talento senza distinzioni di genere, considerando di pari importanza la realizzazione in ambito lavorativo quanto quella in ambito familiare.
Massimo Nalli, Presidente di Suzuki Italia, commenta così il premio:
“Suzuki è sensibile al tema della meritocrazia e all’equità di genere, e conferma il proprio supporto al Forum della Meritocrazia perché ritiene imprescindibile mantenere alta l’attenzione su temi così vitali alla buona crescita della società.
Il mio augurio alle vincitrici, e a tutti i giovani, è che presto non ci sia più bisogno di portare all’attenzione del grande pubblico tematiche così delicate, perché ormai diventate quotidianità”.