Al FORUMAutoMotive due giorni di dibattiti sulla nuova mobilità legata alla transizione energetica. Tavole rotonde che hanno ospitato politici e sindacalisti, ma anche esponenti delle Case auto e della filiera produttiva. Tutti più o meno d’accordo nell’affermare l’inevitabilità di questa transizione, che passa sicuramente dalle auto elettriche, ma che non deve chiudersi solo intorno ad esse poichè va garantita la neutralità tecnologica.
Nei biocarburanti l’Italia è un’eccellenza
Proprio in questo senso va il video messaggio del ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che ha aperto il dibattito al FORUMAutoMotive ricordando che
“A livello europeo stiamo molto spingendo per l’ammissibilità dei biocarburanti, su cui l’Italia è un’eccellenza tecnologica e sul fronte della ricerca”.

Anche Claudia Porchietto, Vicepresidente Gruppo Forza Italia alla Camera dei Deputati, ha evidenziato come attualmente il sistema finanziario premi esclusivamente gli investimenti verso l’auto elettrica ma “la neutralità tecnologica deve essere il punto di riferimento per la transizione ecologica della nostra mobilità”. Punto condiviso anche da Gianluca Benamati, Vicepresidente Commissione attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera, che sottolinea come “non bisogna chiudere le porte al mondo endotermico che oggi sta facendo grandi passi in avanti sul fronte dell’efficienza e grazie ai biocarburanti”. Questi ultimi rappresentano un’alternativa green già oggi disponibile, che abbatte del 90% la CO2, come ha ricordato anche Franco del Manso, Rapporti internazionali, ambientali e tecnici di Unem.
Proprio ieri è entrato in vigore il decreto legge che abbatte le accise sui carburanti e Francesco Luccisano, Responsabile Relazioni Esterne, Sostenibiltià e Corporate Academy IP, spiega che nel gasolio, già oggi, il 10% è composto da biocarburanti e su questi ultimi però pesa la stessa accisa. Luccisano sottolinea inoltre che, se anche nel 2035 il 100% delle auto vendute fossero elettriche, quelle con i vecchi motori a scoppio sarebbero comunque superiori. Ciò significa che, per fare il pieno, dovrebbero ancora usare combustibili fossili, per questo è cruciale lavorare sui biocarburanti.
Il passaggio all’elettrico è irreversibile
Adesso però sotto l’occhio del ciclone c’è l’elettrico e Dario Duse, Managing Director di AlixPartners presente al FORUMAutoMotive prevede che
“a livello europeo una crescita dell’elettrico significativo nei prossimi anni, ma non tale da raggiungere gli obiettivi del Fit for 55. A vincere nel periodo di pandemia sono state principalmente le motorizzazioni BEV che hanno raggiunto in Europa rapidamente il 9%. Lo stesso trend sta riguardando anche l’Italia dove ben 4 persone su 10 si dicono pronte all’acquisto di vetture elettriche. E 330 sono i miliardi di dollari che nei prossimi anni i costruttori investiranno per completare questa transizione all’elettrico. Dalle nostre indagini emerge con chiarezza che chi prova l’elettrico poi non torna indietro”.
A proposito di “Fit for 55” Paolo Borchia, membro della Commissione Ue Industria, Ricerca ed Energia ha espresso la sua perplessità poichè
“Negli ultimi anni le politiche sull’ambiente hanno fatto suonare diversi campanelli d’allarme. Il FIT for 55, così come impostato non va bene e non ha futuro, si rischia infatti una transizione solo per ricchi. Senza contare che la Cina detiene gran parte delle risorse tecnologiche che alimenteranno questa transizione, su tutte il litio. Il pericolo reale è di passare dalla dipendenza dal gas russo a una nuova dalla Cina”.
Ma questo è solo uno dei rischi che sono emersi al FORUMAutoMotive. Quelli occupazionali sono stati sviscerati dai leader sindacali presenti nel corso delle diverse tavole rotonde: Francesca Re David, Segretario generale Fiom-Cgil, Roberto Benaglia, Segretario generale Fim-Cisl, Rocco Palombella, Segretario generale Uilm. Sono circa 75.000 i posti di lavoro a rischio e si tratta di persone che vanno riqualificate per essere impiegate in nuove attività.
La formazione elemento cruciale della nuova mobilità
La formazione è un elemento cruciale di questa transizione, come anche l’informazione. Emilio Patella, Segretario Nazionale Autoscuole Unasca, anche lui presente al FORUMAutoMotive. Patella ha sottolineato come i giovani siano più informati degli adulti perchè l’elettrico è già la loro quotidianità, ma è importante insegnare loro a guidare correttamente.
Sono poche le autoscuole con auto elettriche, sia perchè costano molto ma anche perchè a livello normativo ci sono grossi vincoli. Sapevate che chi supera l’esame su un’auto senza cambio o con cambio automatico potrà guidare nella sua vita solo auto di questo genere? Un limite legislativo, come ce ne sono molti altri, che blocca sicuramente l’evoluzione del sistema.
Come l’adeguarsi al futuro passaggio da euro 6 a euro 7 comporterà nuovi costi per i produttori di auto con un aggravio di circa 4.000 euro nei prezzi di un’auto. Una city car arriverà a costare più di 20.000 euro, una somma esagerata che strozza ancora di più un settore che, per l’ottavo mese di fila, ha un rosso a due cifre per il mercato europeo.
Dal #FORUMAutoMotive arriva la richiesta per una nuova politica industriale
Si tratta di tanti tasselli di un unico puzzle che richiedono un coordinamento che può essere realizzato solo con la creazione di un piano per una nuova politica industriale del settore. Piano chiesto a più voci da tutti gli attori coinvolti. Nel PNRR non ci sono risorse dedicate direttamente al settore auto perchè sono assenti le misure verticali per singole filiere. Però se si aggiungono agli 8,7 miliardi stanziati per i prossimi 8 anni al settore, i 4 miliardi per settori come batterie, formazione, installazione di ricariche e fast charge e biocombustibili, e quelli previsti per ambiti affini, si arriva circa a 14 miliardi. Una buona base per fare un piano per sviluppare una nuova politica industriale.
Fondi che però non vanno usati solo per gli incentivi all’acquisto che, come ha ricordato Gilberto Pichetto, Viceministro allo Sviluppo Economico, che ha chiuso il FORUMAutoMotive, spiegando che “potranno essere usati ancora per due massimo tre anni”. Si tratta di un patrimonio ingente ma non sufficiente e quindi vanno pensati “nuovi strumenti che devono essere flessibili e dovranno essere usati per cassa integrazione, corsi di formazione e interventi tecnologici per accompagnare il cambiamento”.
A questo proposito Ferdinando Uliano, Segretario nazionale Fim-Cisl, spiega che la priorità sindacale è che gli incentivi sulla domanda non attingano al fondo della reindustrializzazione e poi che ci debba essere un comitato di tecnici che stabilisca l’indirizzo dei fondi dedicati all’auto.
Gigafactory e incentivi…
E il lato occupazionale sarebbe molto aiutato se fossero vere le ipotesi di una Gigafactory di Volkswagen in Italia. Intanto Pichetto ha detto che “La questione Gigafactory di Termoli è ormai definita, manca solo l’ufficialità con la firma di Daimler, socio del consorzio Acc di cui fa parte Stellantis”. In attesa di un piano industriale pluriennale esaustivo, stiamo ancora aspettando gli incentivi per il 2022 ma Pichetto ha assicurato che “il provvedimento sugli incentivi è ormai stato chiuso dal MISE e ora è all’attenzione di Palazzo Chigi. Arriverà nelle prossime ore o al massimo nei prossimi giorni la pubblicazione”.

