Ogni anno viene eletta “L’auto dell’anno”. Esistono diversi premi e diverse giurie in tutto il mondo che si mobilitano per questa votazione ma la maggior parte di loro sono composte principalmente da giurati (giornalisti di settore e professionisti) uomini. In questo contesto spicca il Women’s World Car of the Year. E’ l’unico premio automobilistico al mondo composto esclusivamente da donne giornaliste del settore ed è stato creato dalla giornalista neozelandese Sandy Myhre nel 2009. Sandy Myhre è Presidente onorario, mentre Marta García è Presidente esecutivo.
Questo premio, unico nel suo genere, mira a riconoscere le migliori auto dell’anno e a dare voce alle donne nel mondo dell’automobile. I criteri di voto si basano sugli stessi principi
Non sono femminista e non amo le quote rosa ma purtroppo in certe situazioni bisogna prima toccare gli estremi per poi raggiungere una situazione di equilibrio. Ecco quindi che ritengo necessario creare dei gruppi al femminile che possano portare la propria voce in un mondo tipicamente maschile. Ovviamente la base deve essere la competenza, la preparazione, la professionalità, elementi senza i quali non si può entrare a pieno titolo in nessun settore. Ma tutto questo serve per rompere gli schemi e i formati prestabiliti, per allargare la visione, portare il valore della diversità.
Sappiamo bene che non esistono auto da donna e auto da uomini perché le auto non hanno un genere specifico. Esistono però esigenze diverse nell’ambito della mobilità. Ecco perché, al di là della scelta delle migliori auto dell’anno, l’obiettivo di questa giuria è anche quello di dare visibilità alle professioniste nel mondo dell’automobile e di contribuire a farne sentire la voce in tutti i continenti.
Si rafforza la rappresentanza dall’Italia
WWCOTY è composto da 73 giornaliste che arrivano dai cinque continenti ma l’Italia ne aveva una sola a rappresentarla. Ilaria Salzano, fa parte della giuria dal 2019 e adesso anche io sono entrata a far parte di questo gruppo che, quotidianamente, parla di auto e racconta le novità sulla mobilità: ogni giurata dal proprio punto di vista e con la propria specializzazione e sensibilità. Questo vuol dire la quota dell’Italia potrebbe ancora aumentare: un tentativo a cui il WWCOTY punta nel nostro Paese, considerato che è una terra in cui le auto e il motorsport rappresentano una tradizione secolare e sono nel nostro DNA. Quello che mi è stato chiesto ad ogni modo – e quello che chiederò quando qualche collega mi chiederà i presupposti per entrare nella giuria è: quanto è importante per te fare gruppo? Per gli uomini è una dote innata, per le donne una barriera spesso quotidiana.
Il mio blog quest’anno compie 7 anni. Non ero ancora giornalista quando l’ho aperto. L’ho fatto per la passione dei motori che mi coinvolge da sempre, e solo dopo la visibilità che ho avuto nel tempo, ho capito che avrei potuto contribuire a distruggere ostacoli e cliché che ancora flagellano la nostra società, in ogni ambito, come quello finanziario che frequento ogni giorno.
Gender Gap? Auto, soldi e sesso. Parliamone
Il Women’s World Car of the Year, dunque, per chi pensa che sia un gruppo di femministe esaltate, ricordo che riunisce la visione femminile di oltre 50 Paesi del mondo (tra cui USA, Brasile, India, Sud Africa, Emirati, Cina, Giappone, Europa) perché guidiamo esattamente come gli uomini, ma con un potere di acquisto che varia da Paese a Paese, su cui è bene ragionare.
Per questo motivo, per aiutare combattere ogni tipo di disparità – in Italia ci vorranno 132 anni – io e Ilaria abbiamo deciso di creare una rubrica dove affronteremo quei temi di impatto sulla disparità mettendo sotto i riflettori le visioni che creano stereotipi e pregiudizi. Non sarà un “muro del pianto”, ma un luogo dove portare l’esperienza italiana ed estera dove proveremo a riflettere sul pensiero comune, frutto di bias risalenti a secoli fa. Ovviamente tutte le guidatrici e le colleghe sono invitate a salire a bordo.