Il tema centrale della terza edizione del Pink Motor Day è stato il divario retributivo tra uomini e donne e il titolo scelto parla da solo: Mind the gap.
Se il settore automotive vede un numero crescente di manager donna, persiste ancora una differenza – soprattutto economica – da colmare.
Nel 2022 lo stipendio medio di una lavoratrice donna è stato 20.378 euro, quello di un uomo 27.254 (dati INPS 2022). Sempre l’Istituto pensionistico certifica che il differenziale di genere del reddito medio da lavoro supera gli 8-9 mila € nelle classi di età adulte oltre i 45 anni, toccando il massimo tra 50 e 54 anni con un differenziale di circa 9.500 € tra uomini e donne. Si tratta di cifre che danno una prima, semplice, lettura di un problema più ampio fatto di opportunità mancate e diseguaglianze, ma parlano anche di una perdita sociale ed economica le cui conseguenze ricadono su tutta la società.
Global Gender Gap Index 2023, l’Italia al 79° posto
Valore D è un’associazione di imprese nata nel 2009 che vuole offrire alle organizzazioni strumenti efficaci per promuovere l’equilibrio di genere e una cultura inclusiva.
I dati presentati da Naila Pratelli, Program Manager learning and development di Valore D, descrivono una realtà che vede l’Italia scivolata al 79° posto (dal 66° dell’anno precedente), dietro Uganda e Zambia, su 146 Paesi del Global Gender Gap Index 2023, preparato dal World Economic Forum e al 104° posto nella partecipazione economica.
Nel 2022 il pay gap nel settore privato era pari al 15,4%, secondo i dati di Eurostat. Una fotografia preoccupante che, tradotta, significa che ci vorranno 131 anni per raggiungere la parità di genere (a livello globale). Secondo l’Inclusion impact index, preparato da Valore D raccogliendo i dati dell’80% 350 aziende associate, le donne rappresentano il 40% della popolazione aziendale, che però scende all’aumentare del ruolo: le donne dirigenti sono meno del 23%.

E il divario retributivo tra uomini e donne aumenta con il progredire della carriera. Come possono tutelarsi le professioniste? Barbara Falcomer, Managing Director di Valore D, risponde così:
“Avendo maggiore consapevolezza delle proprie competenze e del loro valore sul mercato, senza pensare “se sono brava qualcuno lo vedrà” perché non è scontato che succeda. Inoltre le donne devono spesso superare molti ostacoli per arrivare in posizioni di vertice e nel loro percorso professionale spesso il denaro non è la cosa più importante. Generalizzando si potrebbe dire che per le donne il denaro è un mezzo, mentre per gli uomini significa prestigio sociale e potere. C’è ancora molto su cui lavorare”.
Dilemma, vita privata o lavoro?
Le ragioni di queste differenze e non solo del gap salariale, vanno ricercate in temi culturali e di welfare pubblico, uno su tutti: in Italia le donne si fanno carico del 70% del lavoro non retribuito di assistenza e cura (dati OECD 2022). In Italia, nel 2022, le donne svolgono 5 ore e 6 minuti di lavoro non retribuito di assistenza e cura al giorno, mentre gli uomini 2 ore e 10 minuti. Dopo la nascita di un figlio:
- 43,6% continua a lavorare
- 31,8% continua a non avere impiego
- Quasi 1 donna su 5 (18%) tra i 18 e i 49 anni smette di lavorare
- 6,6% ha iniziato a lavorare
Oltre a questo, la Falconer aggiunge che:
“L’educazione finanziaria non fa parte dei programmi scolastici, oltretutto c’è uno stigma per cui “non è carino” che una donna parli di denaro. Le donne quindi negoziano poco i pacchetti retributivi e hanno meno consapevolezza del valore delle loro competenze. I pregiudizi si formano fin da piccoli, persi no la paghetta che ricevono le bambine è più bassa di quella che ricevono i bambini. Solo un terzo delle italiane ha un conto corrente proprio. C’è poi la possibilità di cedere parte del lavoro di cura a strutture. Il PNRR ha messo in campo molti investimenti in asili nido, ma anche se venissero realizzati tutti quelli previsti coprirebbero solo il 35% del fabbisogno”.
Gap di genere e studi STEM
Quando si parla di discipline umanistiche le donne sono ancora la maggioranza ma se allarghiamo lo sguardo alle materie STEM le ragazze laureate scendono vertiginosamente. Si tratta di un grande limite perché questo genere di materie saranno quelle più richieste anche nel futuro.

Se poi si scende più nel dettaglio delle Stem, le donne che scelgono ingegneria industriale e dell’informazione e informatica/ICT sono ancora molto poche.
