Cupra sta impugnando parecchie sfide, sociali e no, che vanno oltre il mondo automotive. Lo ha dimostrato in “Dreams shape the future”, un’esposizione sotterranea nei Castelli di Romeo e Giulietta (VI) in cui i visitatori hanno potuto assistere personalmente ad un viaggio introspettivo nel mondo del brand, intrepretato dall’artista Andrea Crespi.
Se entrambi lavorano con un approccio anti-convenzionale ed innovativo per portare l’operato ad una dimensione nuova, Cupra oggi è riuscita a portare gli automobilisti nella “pancia” del marchio, mettendo sotto i riflettori valori e sfide che sposa: che vanno oltre la mobilità.

L’auto come riflesso di sé
A volte per generare cambiamento serve superare i limiti. Non al volante, certo. Ma considerando che è sempre di un costruttore di auto che si parla, il messaggio che appare sull’installazione specchiata è geniale: “Da zero a Hero”.
L’opera invita lo spettatore a riflettersi: al centro c’è sempre il guidatore. Eppure la visione del messaggio cambia con il movimento: la sfida infatti è quotidiana. La resilienza, il mezzo da gestire per affrontare difficoltà e trasformarle in opportunità.

Less is more
Argomento design. Non c’è solo la ricerca. Ma una neo-sintesi. Crespi interpreta nell’arte lo stesso impegno che mette Cupra nell’esplorare nuove tecnologie e materiali nell’automotive, integrandoli nel proprio stile e rendendolo “unico”.
Siamo alla seconda installazione, dove l’artista ha rielaborato “la Venere di Milo” in una triplice versione materica (marmo di Carrara, bronzo e resina). Questa scelta di presentare diverse varianti vuole testimoniare che, allo stesso modo, sottraendo peso, dando più enfasi alle forme con l’incisione, anche la scultura può raggiungere nuovi obiettivi.
Il nuovo mondo da scoprire: né fisico né digitale
Per ricercare una nuova dimensione, secondo Cupra reale e digitale si devono fondere. Nel terzo step del viaggio, Crespi pone l’utente di fronte a degli schermi in cui mostra i vantaggi della tecnologia ma anche come la pigrizia digitale non genera emozione: bisogna saper sfruttare l’evoluzione digitale senza cedere completamente alla sua autonomia perché la chiave dell’esperienza resta l’emozionalità.

L’uomo e la macchina
L’umanità, secondo Crespi, ha bisogno della macchina per superare i propri limiti. Lo reinterpreta con riproduzione di Amore e Psiche di Canova: Amore viene identificato come macchina robotica e l’abbraccio simboleggia la fusione che consente di adattarci ai cambiamenti in corso attraverso le emozioni e l’empatia. (Della serie; uomini attenzione;))

L’approccio è eco-sosostenibile
Nel percorso non viene dimenticato il tema dell’ecosostenibilità. Crespi esprime il pensiero di Cupra mettendo al centro dell’attenzione l’ologramma di una farfalla: simbolo di bellezza, rinascita e attenzione alla natura: chi assiste può allo stesso modo vivere una nuova dimensione fatta di immagini e suoni del mondo naturale, con la riproduzione del battito delle ali, puramente elettrico.

La sfida è inclusiva, la Tribe
Un David di Michelangelo ricreato in scala 1:1 attraverso un’imponente illusione ottica. Lo spettatore da lontano percepisce l’interezza del David, mentre da vicino perde la visione totale, lasciando spazio a linee fluttuanti e ad una narrazione fatta di nomi e di nuovi incontri.

Crespi lo ha chiamato il David dei 100, perché sono 100 gli autori, ossia bambini con disabilità che all’interno di un progetto di charity in collaborazione con Dynamo Camp, hanno utilizzato l’arte come strumento di sperimentazione per sfidare sé stessi. E’ proprio qui che l’opera qui entra più in profondità, creata con coloro che oggi stanno esplorando nuove sfide. La Tribe.
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