Il Gruppo Renault registra il miglior risultato degli ultimi 35 anni in Italia: +10% di vendite rispetto al 2023. Si conferma quindi al 3° posto nella classifica dei costruttori automobilistici in Italia, grazie a tre brand forti e complementari.
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- Renault: crescita del 6,8% e 5,9% di quota di mercato che ne fa il quarto brand automotive nel nostro Paese.
- Dacia: registra il record di vendita dal lancio del brand in Italia nel 2006 e, per il secondo anno consecutivo, è leader nel mercato retail. Nel 2024, infatti, la crescita si attesta al 13,1%, con 99.371 veicoli venduti. In termini di performance, il marchio Dacia registra il 5,65% di quota di mercato.
- Alpine: cresce del 38% nel 2024 in Italia.
Inoltre le vendite di autovetture a clienti privati rappresentano l’83% delle vendite del Gruppo in Italia.
Ma questi numeri non raccontano solo la storia di un brand attento a costi e ricavi. Sono la sintesi di un cambiamento molto profondo che si chiama Renaulution e sta permeando ogni ambito dell’azienda, marketing incluso.
Anatomie d’un come-back, una serie TV per raccontare la Renaulution
Anatomie d’un come-back, questo è il titolo della serie tv di Renault sulla piattaforma Amazon Prime Video. I francesi usano una parola inglese per raccontare i primi quattro anni della Renaulution, avviata da Luca de Meo, che rende molto bene il concetto del ritorno di un brand. Un brand che il manager italiano, quando è arrivato nel luglio del 2020, ha trovato quasi sull’orlo del fallimento. L’azienda perdeva 8 miliardi di euro, come ha raccontato lo stesso De Meo in una delle quattro puntate che l’hanno visto protagonista di questo come-back. Un racconto coinvolgente e appassionante nel quale si viene accompagnati in un percorso di rinascita, frutto dell’amore per le auto, che punta dritto al cuore. Renault, a differenza di molti altri costruttori, ha puntato sulla diversificazione della gamma. Da una parte i modelli con motore termico o ibrido, dall’altra quelli elettrici. Ma la Renaulution non è solo questione di prodotti. E’ una rivoluzione culturale che permea tutti i pori dell’azienda. Ecco quindi che è sono stati ribaltati anche i canoni del marketing.
La Renault 5 in Emily in Paris
Il punto di riferimento non è più stato il settore auto ma quello del lusso, dove ogni dettaglio è curato nei minimi particolari. Ed ecco che la Renault 5 diventa protagonista di una delle puntate di Emily in Paris, una delle serie più amate e seguite degli ultimi anni. Una serie frizzante che parla di moda, eleganza dove la “francesità” è un valore da diffondere. E la Renault 5 incarna tutti questi elementi.
Dalla strada alla Borsa, Renault brilla nel 2024
Ma ovviamente i conti devono tornare e la Renaulution è anche attenzione maniacale ai costi. Il risultato è che in quattro anni è stato ridotto del 40% il budget del marketing mondiale e molti indicatori dicono che l’immagine di Renault è migliorata in tanti Paesi. Anche gli indicatori di Borsa raccontano la storia di una rinascita. Dal primo luglio 2020, giorno di insediamento ufficiale di De Meo nel quartier generale di Boulogne-Billancourt, alla fine del 2024, sia il prezzo dell’azione che la capitalizzazione del titolo sono cresciute di oltre il 100% mentre l’indice europeo settoriale delle auto è salito di circa il 40%.
De Meo è arrivato in uno dei momenti più difficili della storia: pandemia, crisi dei semiconduttori, guerra Russia-Ucraina, transizione all’elettrico. Una tempesta perfetta dalla quale non tutti sono riusciti ad uscire sani. Ad esempio Stellantis. Fino al 2023 l’azienda ha macinato utili e migliorato i margini ma oggi Tavares lascia un’azienda in difficoltà perché mancano nuovi prodotti, ha implementato strategie industriali discutibili, negli Stati Uniti si è rotta la magia e la concorrenza cinese mina le fondamenta di un modello di business che ha bisogno di essere quantomeno rinfrescato. E anche qui i numeri in Borsa parlano chiaro con risultati meno brillanti di Renault: dal gennaio 2021 ad oggi il prezzo dell’azione è sceso di circa il 10% e la capitalizzazione è ferma al cancelletto di partenza.
E che dire di Volkswagen che, negli stessi quattro anni dell’era De Meo in Renault, perde più del 30% si in termine di capitalizzazione che di prezzo? O ancora della recente notizia che Porsche potrebbe svalutare di 7-20 miliardi la quota in Volkswagen.
Remettre l’èglise au centre du village
Certo sia Stellantis che Volkswagen sono aziende molto più grandi di Renault e le storie non sono confrontabili ma forse il segreto della Casa della Losanga è stato proprio questo. De Meo, come Machiavelli nel suo Principe, ha puntato alla luna, perché, mal che vada si arriva comunque in mezzo alle stelle. E De Meo ha puntato davvero alla luna in tutti i settori, la dimostrazione è che si è lanciato anche nel motorsport su più fronti: la Dakar con Dacia, il WEC e la Formula 1 con Alpine. Forse il suo segreto è che ha rimesso “l’église au centre du village”, un’espressione tutta francese per spiegare che bisogna rimettere al centro le cose che si amano per farle tornare a brillare di luce propria.