Nel cuore pulsante di Seoul, tra grattacieli e modernità, si è celebrato un momento significativo: la consegna del premio Women’s World Car of the Year 2025 per la nuova Hyundai Santa Fe. Più che un semplice cerimoniale, l’evento si è trasformato in un confronto vivo, profondo e internazionale tra voci femminili che, dal mondo dell’automotive, raccontano visioni e sfide di un settore in costante evoluzione.
Tre voci, tre prospettive
A rappresentare la giuria internazionale c’erano: Tanya Gazdik, automotive editor al MediaPost e contributor di WardsAuto e A Girl’s Guide to Cars, basata a Detroit, Michigan, United States; Monica Secondino, dall’Italia, fondatrice di Donne in Auto e collaboratrice di Auto, Il Fatto Quotidiano e Motor 1 Italia e Shereen Shabnam, editor-in-chief di Global Trend Monitor, rivista di Dubai, Emirati Arabi Uniti. Tre giornaliste, accomunate dall’impegno per raccontare il settore auto dal punto di vista delle donne. Ad accoglierle, con la grazia di chi conosce il valore della connessione umana prima ancora di quella professionale, è stata Hae In Kim, Executive Vice President e responsabile HR di Hyundai Motor Company, donna ai vertici dell’industria automobilistica in Corea del Sud.

Un’auto per tutti, non solo per le donne
«La Santa Fe non è l’auto perfetta per le donne. È semplicemente una grande auto, punto. E lo diciamo con la forza di una giuria composta da donne che valutano le vetture non con uno sguardo di genere, ma con quello della competenza», ha sottolineato Tanya Gazdik, aprendo idealmente un dialogo che ha toccato cultura aziendale, inclusività, formazione e leadership al femminile.

La “Hyundai Way”: un linguaggio comune globale
Hae In Kim è entrata in Hyundai all’inizio del 2024, nel pieno della ridefinizione strategica della casa coreana. Al centro di tutto, un progetto culturale ambizioso: dare un’identità condivisa ai 130.000 dipendenti sparsi nel mondo. È nato così la “Hyundai Way”, non un semplice manifesto di valori ma un linguaggio comune che parte dall’ascolto e si concretizza nel quotidiano: nei processi di selezione, nelle valutazioni, nella formazione, nelle politiche di riconoscimento.

Inclusione come vero motore del cambiamento
Non è solo una questione di management. È un cambio di paradigma. In un’industria storicamente maschile e gerarchica, Hyundai sceglie di parlare di inclusione più che di diversità. Perché, come spiega Hae In Kim, «indipendentemente da quanto sia diversificata la tua forza lavoro, senza una cultura inclusiva non si ottengono davvero i benefici derivanti dall’avere un team diversificato». Il vero obiettivo è costruire un ambiente in cui ogni voce conta, dove il talento non ha etichette e le competenze possono emergere, ovunque siano.

Formazione, mentoring e futuro
E se il presente si misura con progetti di mentoring, programmi di mobilità internazionale e obiettivi concreti sulla rappresentanza femminile – dichiarati pubblicamente per la prima volta nel Sustainability Report – il futuro si gioca tutto sulla capacità di attrarre, formare e far crescere persone in grado di coniugare hardware e software, ingegneria e visione. Ancor di più in un settore che si sta trasformando verso l’elettrico, la mobilità smart e la sostenibilità.

Dal progetto al prodotto: ascolto e attenzione ai dettagli
Un’attenzione che si riflette anche nel prodotto. «Gran parte delle discussioni e dell’attenzione durante le riunioni di sviluppo prodotto, test e design includono domande sulle donne al volante, come ad esempio le loro esigenze e come rendere la guida più comoda e piacevole per loro», ha raccontato Hae In Kim. Dettagli apparentemente piccoli – come la posizione degli specchietti o la qualità dell’illuminazione interna – nascono da un ascolto costante, perché progettare un’auto significa anche pensare all’esperienza di chi la vive ogni giorno.
Strategie locali, coerenza globale
La stessa attenzione viene portata nei mercati globali. In Medio Oriente, ad esempio, Hyundai ha rilevato che molte clienti si sentono più a proprio agio interfacciandosi con donne nei centri assistenza e nei concessionari. Da qui l’impegno a rafforzare la presenza femminile anche nella rete di vendita, studiando le best practice e adattando la strategia HR alle specificità locali, senza mai perdere di vista la coerenza globale.

Il lascito di una leader
Ma qual è il lascito che Hae In Kim vuole lasciare al suo team? La risposta è semplice e potente:
«Un’organizzazione più globale rispetto a quando ho iniziato, ad esempio. Più integrata, un unico team globale che parla un’unica lingua – non in termini di inglese o coreano, ma di “lingua Hyundai” – e in cui le persone collaborano in modo più fluido e sono più coinvolte. Così, indipendentemente dalla filiale in cui ti trovi, puoi percepire quella particolare atmosfera unica di Hyundai».
Un consiglio alle giovani leader
E il consiglio per le giovani donne che aspirano a ruoli di leadership?
«Penso che ciò che conta sia avere fiducia in sé stessi, bilanciandola però con una visione obiettiva di sé. Quindi, una valutazione critica di ciò in cui si è bravi e forti, ma anche delle aree in cui è necessario migliorare. Senza però perdere mai la fiducia in sé stessi, perché senza di essa non si può esprimere appieno tutto il proprio potenziale».
Un cambiamento che si sente
E quando l’intervista e la cerimonia finiscono, rimane la sensazione che qualcosa stia davvero cambiando. Non solo dentro Hyundai ma nel modo stesso di raccontare e vivere l’automotive: con più autenticità, più inclusione, più umanità.


