La parità di genere è un diritto umano fondamentale, riconosciuto a livello internazionale e sancito come Obiettivo 5 dell’Agenda Onu 2030. Nonostante questo il World Economic Forum prevede che occorreranno ancora 169 anni per annullare il divario di genere nell’economia. Per contrastare questo divario in Italia è stato introdotto il “Sistema di certificazione della parità di genere”, come parte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
“Bollino rosa” cos’è e come ottenerlo
Il cosiddetto “Bollino rosa” stabilisce criteri precisi per il conseguimento della parità di genere all’interno delle aziende. Per ottenerlo le aziende devono adottare indicatori chiave di prestazione (KPI) e sottoporsi a una valutazione in sei ambiti fondamentali: cultura e strategia aziendale, governance, i processi HR, lo sviluppo professionale femminile, l’equità salariale e la protezione della genitorialità. Per raggiungere la certificazione le società devono raggiungere almeno il 60% del punteggio totale calcolato su queste aree.
Si tratta di un percorso volontario che ha validità di tre anni, ma prevede verifiche annuali per garantire il mantenimento degli standard qualitativi. Le aziende che hanno la certificazione beneficiano di vantaggi concreti come l’alleggerimento dei contributi previdenziali fino all’1% e un massimo di 50.000 euro l’anno per ciascuna azienda. A questi si aggiungono bonus aggiuntivi nella valutazione di progetti finanziati con fondi europei, nazionali e regionali, nonché criteri di aggiudicazione degli appalti.
Certificazione per la parità di genere: l’esperienza di SIXT Italia
In occasione del Pink Motor Day, nel panel intitolato: “Parliamo di soldi” Manuela Palmieri, Arval Italia, Massimiliano Maini, Sixt Italia, Rita Querzè del Corriere della Sera hanno parlato di temi economici toccando anche l’aspetto relativo al bollino rosa.
Massimiliano Maini ha raccontato che SIXT Italia è la prima azienda nell’industry dell’autonoleggio italiano a ottenere la certificazione per la parità di genere. In particolare: la percentuale femminile in prima linea che riporta direttamente ai vertici aziendali ha già raggiunto l’obiettivo fissato per il triennio attestandosi al 53%. Un obiettivo ulteriore è quello di arrivare al 47,9% di rappresentanza femminile in azienda entro il 2026 rispetto all’attuale 45,7%, considerando il totale dipendenti. Maini ha spiegato che “La certificazione contribuisce a rendere l’azienda più attrattiva per nuovi talenti, per clienti, partner e investitori, oltre a rafforzare l’employer branding aziendale, posizionandola come un datore di lavoro moderno e inclusivo”.
Trasparenza retributiva
Il diritto alla parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore è sancito dall’art. 157 TFUE e dalla direttiva 2006/54/CE sulla parità di retribuzione. Il 24 aprile 2023, il Consiglio dell’Unione ha adottato nuove norme per contrastare la discriminazione retributiva. Le imprese dell’UE sono quindi tenute a fornire informazioni sulle retribuzioni dei propri dipendenti e a intervenire se il divario retributivo di genere supera il 5%.
Sui numeri che certificano il gender gap relativo alla retribuzione si è focalizzato l’intervento di Rita Querzè – giornalista del Corriere della Sera e autrice del libro “Donne e lavoro. Rivoluzione in sei mosse” – che ha spiegato:
“Il divario retributivo medio tra uomini e donne per ogni ora lavorata in Europa è del 12,7% (dati Eurostat). La parità retributiva è formalmente garantita, ma non quella sostanziale. Le donne lavorano in settori meno remunerati e fanno meno carriera, guadagnano meno fin da subito: a 5 anni dalla laurea, le donne guadagnano il 16,9% in meno degli uomini (dati Almalaurea 2021). Secondo i dati Eurostat le donne dirigenti in Italia guadagnano il 23% in meno dei maschi, secondo l’Istat il 27,3% in meno. Di conseguenza anche le pensioni sono il 36% più basse”.
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