Tre mila trenta morti in un anno. Un numero scritto per esteso perchè “pesa” di più. Un numero tre volte superiore al numero di morti sui luoghi di lavoro. Un numero che dovrebbe far riflettere più di ogni altro quando si parla di mobilità. Perché sulle strade italiane si continua a morire come in una guerra silenziosa, spesso ignorata dall’opinione pubblica.
Nel 2024 gli incidenti stradali con lesioni sono stati 173.364, oltre 7.000 in più rispetto all’anno precedente. Il costo sociale dell’incidentalità – inteso come perdita di capacità produttiva, danni morali e biologici, costi sanitari e amministrativi – ha raggiunto la cifra impressionante di 20 miliardi di euro. Numeri che raccontano un’emergenza ancora lontana dall’essere risolta e che sono stati al centro della quinta edizione del Forum di The Urban Mobility Council (TUMC), il think tank promosso da Unipol che si è svolto alla Triennale di Milano.
Ad aprire il dibattito è stato Jean Todt, inviato speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale, che ha definito gli incidenti una vera e propria “pandemia silenziosa”. A livello globale oltre un milione di persone perde la vita ogni anno sulle strade e gli incidenti rappresentano la principale causa di morte tra bambini e giovani dai 5 ai 29 anni. Un fenomeno che richiede, secondo Todt, una risposta coordinata e determinata da parte di istituzioni, imprese e cittadini. Gli obiettivi dall’ONU sono stati fissati: dimezzare le vittime entro il 2030.

La ricerca Isfort: progressi troppo lenti verso gli obiettivi europei
Il primo studio presentato durante il Forum è stato il secondo Rapporto sulla sicurezza stradale realizzato da The Urban Mobility Council insieme a Isfort.
Carlo Carminucci, direttore della ricerca Isfort (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti), ha evidenziato come il forte miglioramento registrato tra gli anni Novanta e il primo decennio degli anni Duemila abbia progressivamente rallentato fino ad arrivare a una sostanziale stabilizzazione negli ultimi dieci anni. Una situazione che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa attraverso il programma “Vision Zero”, che punta all’azzeramento delle vittime della strada entro il 2050.
Le criticità maggiori riguardano soprattutto gli utenti più vulnerabili – pedoni, ciclisti e motociclisti – e le aree urbane, dove si concentra oltre il 73% degli incidenti e il 69,3% dei feriti. Secondo Carminucci, per invertire la tendenza servono politiche integrate che combinino prevenzione, infrastrutture più sicure, innovazione tecnologica, controlli efficaci e un utilizzo sempre più esteso di dati e big data a supporto delle decisioni pubbliche.
E il confronto dell’Italia con l’Europa non è positivo: nella penisola il tasso di mortalità per milione di abitanti è pari a 51 nel 2024 contro una media di 45, con Paesi come Germania e Svezia che hanno 33 e 20. In generale il numero degli incidenti mortali sta diminuendo gradualmente in tutto il Continente ma con progressi che, oltre ad essere troppo lenti, restano concentrati in alcune aree.
RoadSafeAI 2.0: l’intelligenza artificiale che prevede il rischio
Se fino a oggi la sicurezza stradale è stata affrontata analizzando ciò che è già accaduto, il Politecnico di Milano propone un cambio di paradigma. Sergio Savaresi, direttore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, ha presentato RoadSafeAI 2.0, un sistema predittivo sviluppato per individuare le situazioni di rischio prima che si trasformino in incidenti.
Il modello utilizza milioni di dati provenienti dalle scatole nere dei veicoli, informazioni sul traffico e caratteristiche della rete stradale per creare mappe dinamiche del rischio urbano. La novità principale consiste nell’integrazione della variabile traffico: la pericolosità delle strade non viene più fotografata in modo statico, ma analizzata in relazione ai diversi momenti della giornata e alle condizioni di circolazione.
Il sistema è stato testato con successo a Milano e Genova e successivamente validato anche a Napoli, dimostrando la capacità di individuare le aree più pericolose persino in assenza di dati completi e con un tasso di errore inferiore al 6% Uno strumento che potrebbe diventare un prezioso alleato per amministrazioni pubbliche e gestori delle infrastrutture nella pianificazione degli interventi prioritari.

Carlo Ratti: il design urbano può ridurre gli incidenti
A spostare l’attenzione dalla tecnologia alla forma delle città è stato Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab. La sua ricerca ha analizzato milioni di “harsh events” – frenate, accelerazioni e manovre brusche registrate dalle scatole nere – per comprendere come l’ambiente urbano influenzi il comportamento degli automobilisti.
I risultati mostrano che il rischio non è distribuito in modo uniforme: alcune strade presentano livelli di pericolosità sistematicamente più elevati rispetto ad altre. E non è soltanto una questione di traffico. Le strade più larghe, aperte e visivamente libere tendono infatti a favorire una guida più aggressiva, mentre gli spazi urbani più compatti e raccolti inducono comportamenti più prudenti.
Lo studio evidenzia inoltre il ruolo positivo delle piste ciclabili fisicamente separate dalla carreggiata, associate a livelli di rischio inferiori rispetto alle semplici corsie tracciate sull’asfalto. Un approccio data-driven che potrebbe consentire alle città di individuare in anticipo gli hotspot di rischio e intervenire con progetti mirati di redesign urbano.
Dati e innovazione al servizio della sicurezza
Nel corso dell’evento Paola Carrea, direttore generale di UnipolTech, ha sottolineato il valore strategico dei dati raccolti attraverso la telematica e le nuove tecnologie digitali, sempre più centrali nella costruzione di sistemi di mobilità sicuri e intelligenti.
Per Stefano Genovese, Head of Institutional & Public Affairs di Unipol e coordinatore di The Urban Mobility Council, la mortalità stradale non può più essere considerata un inevitabile effetto collaterale della mobilità. La sfida consiste nel governare gli spostamenti attraverso dati, innovazione e responsabilità condivisa. Genovese ha inoltre annunciato due importanti iniziative: la partnership con Jean Todt e la definizione di un protocollo d’intesa con la Polizia Stradale per promuovere attività di prevenzione e sensibilizzazione.

Sulla stessa linea Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol, che ha ricordato come ogni giorno sulle strade italiane si verifichino quasi 500 incidenti con feriti. Secondo San Pietro, il futuro della sicurezza passerà dall’integrazione tra infrastrutture intelligenti, veicoli connessi, dati e comportamenti responsabili, all’interno di un ecosistema nazionale della sicurezza stradale.
Il confronto tra istituzioni e amministrazioni locali
Il Forum ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle amministrazioni locali. Tra i partecipanti figuravano, oltre a Jean Todt, Carlo Carminucci, Sergio Savaresi, Carlo Ratti, Paola Carrea, Stefano Genovese ed Enrico San Pietro, anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana (che ha fatto un intervento in video), il presidente dell’ACI Geronimo La Russa, il Prefetto, direttore centrale della Polizia Stradale Renato Cortese e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

Quest’ultimo ha illustrato le azioni del MIT a favore della sicurezza stradale – manutenzione della rete stradale, corretto uso dei seggiolini e nuovo codice della strada – e ha anticipato i dati di Polizia e Carabinieri relativamente al 2025 che vedono 121 morti in meno sulle strade dal primo anno di entrata in vigore del nuovo codice della strada. Ha inoltre ricordato l’importanza del ruolo del volontariato e ritiene che se si “riesce a scendere sotto la maledetta quota 3000 avremo fatto un buon lavoro come sistema Paese”.
Particolarmente significativa la tavola rotonda dedicata alle politiche urbane, che ha visto confrontarsi Arianna Censi, assessora alla Mobilità del Comune di Milano, Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità del Comune di Roma, ed Emilio Robotti, assessore alla Mobilità sostenibile del Comune di Genova, Claudia Maria Terzi, Assessora alle Infrastrutture e Opere pubbliche della Regione Lombardia e Alberto Di Rubba, Camera dei Deputati. Un dialogo che ha evidenziato come la sicurezza stradale rappresenti una sfida comune alle grandi città italiane e richieda un approccio integrato capace di coniugare tecnologia, infrastrutture e cambiamento culturale.
Perché dietro ogni statistica c’è una vita che può ancora essere salvata.

