Si fa un gran parlare della necessità di nuovi incentivi per le auto elettriche, ma non sono la panacea di tutti i mali e serve ben altro per proiettarsi davvero nel futuro della mobilità sostenibile. Nel mese di settembre la Tesla Model 3 è stata il modello più venduto in Europa. E’ la prima volta che un’auto elettrica ha superato le vendite di auto con i motori endotermici. Più venduta rispetto a Volkswagen Golf, per intenderci.
In Italia intanto, secondo i risultati del terzo Osservatorio Continental su mobilità e sicurezza, solo un italiano su otto ha provato a guidare un’auto a zero emissioni. Si perché, per noi addetti ai lavori ormai sembra la normalità parlare di auto elettriche, ma la verità è che siamo ben lontani da questo traguardo. Delle difficoltà, dei rischi e delle opportunità legati alla mobilità del futuro si è parlato al Forum Automotive organizzato da Pierluigi Bonora.

Quali sono gli ostacoli allo sviluppo del mercato delle auto elettriche?
Sono principalmente tre e riguardano i costi, l’autonomia e l’infrastruttura.
Partiamo dai costi. Massimo Nalli, Presidente di Suzuki Italia, è stato cinico ma efficace: “Nessuno di noi ha chiesto di sostituire le auto termiche con le elettriche, ma pagheremo noi il conto. Noi clienti. Anche Greta Thunberg ha detto “non è gratis”.
Dario Duse, Managing Director di Alix Partners ha evidenziato come un’auto elettrica costi più del corrispettivo a combustione. Nel segmento B si tratta di circa 8.000 dollari in più, oltre ad avere anche il 20% di svantaggio in termini di peso. Interessante analizzare anche i dati dell’ultimo studio di Jato Dynamics EVs: A pricing challenge, che analizza l’evoluzione del mercato dei veicoli elettrici nei tre principali mercati mondiali. In Cina si può comprare un’auto elettrica per 3.700 euro, mentre in Europa il costo minimo è di almeno 15.740 euro e negli USA 24.800 euro. Nel Vecchio Continente i veicoli elettrici costano in media il 32% in più rispetto ai modelli a benzina e diesel e il 45% in più negli Stati Uniti. In Cina invece il prezzo medio dei veicoli elettrici è inferiore del 6,8% a quello dei modelli termici. Non servono commenti.
Con riferimento all’autonomia non c’è bisogno di scienziati per capire che bisogna aumentare durata e densità delle batterie, ridurne il costo e il peso.
Relativamente all’infrastruttura, in Italia al 30 settembre ci sono circa 12.600 colonnine con 24.800 punti di ricarica: +20% in 9 mesi. Tutto sommato non siamo messi così male, anche se non sono ugualmente ben distribuite su tutto il territorio nazionale e non sono certo tutte fast charge.
Ma è nato prima l’uovo o la gallina?
Tanti gli interventi sulla platea del Forum Automotive ma voglio partire dalla considerazione che, più o meno, ha accomunato tutti i presenti. E’ quella di Daniele Maver, Presidente e Amministratore Delegato di Jaguar-Land Rover: “Il passaggio all’elettrico è rivoluzionario e irreversibile. Il cambiamento climatico che stiamo vivendo è qualcosa di concreto, con il quale dobbiamo fare i conti, e la strada intrapresa, con tutte le difficoltà da risolvere, è l’unica percorribile”. Per quanto anche io possa essere d’accordo con lui, ritengo però che prima di produrre e vendere le auto elettriche avremmo dovuto occuparci della produzione dell’energia elettrica stessa. Prima avremmo dovuto creare energia senza usare il carbone. Poi avremmo dovuto cominciare a costruire auto elettriche. O meglio sarebbe stato un percorso da portare avanti parallelamente. Forse prima di dare gli incentivi per l’acquisto delle auto elettriche sarebbe stato utile dare incentivi alle aziende che producono energia…
Cosa serve veramente per agevolare la diffusione delle auto elettriche: gli incentivi non bastano
Tante le cose da mettere in fila per far funzionare le auto elettriche, non solo da un punto di vista meccanico. Andrea Crespi, Direttore Generale di Hyundai Italia, evidenzia che è necessaria più informazione e formazione, a partire dal fatto che chi occupa le piazzole per la ricarica in modo indisciplinato dovrebbe vedersi tolti dei punti dalla patente. Come non essere d’accordo con lui? Che poi è la stessa cosa che dice Maver quando spiega che serve un cambiamento di mentalità di tutti gli attori coinvolti. E ancora, Michele Crisci, Presidente di Volvo Car Italia, racconta che per creare le colonnine del progetto Volvo Recharge Highways, ha incontrato un sacco di difficoltà burocratiche, oltre ad aver sostenuto costi enormi. Pensate che per una colonnina fast charge si possono spendere tra i 30 e i 50.000 euro, ma poi bisogna aggiungerne altri 150.000 per portare l’energia elettrica!
Il regolatore deve intervenire con un piano politico inesorabile, dando segnali forti e certezze, per fare in modo che la transizione vada avanti più spedita. Maver ha indicato anche l’esigenza di rivedere il piano energetico nazionale, poiché aumenterà l’esigenza di energia elettrica locale. La fiscalità va rivista e sono intollerabili incentivi “stop & go”, come li ha definiti Crespi. Anche Fabrizio Faltoni, Presidente e AD di Ford Italia, ritiene che le cose principali da chiedere al regolatore siano continuità degli incentivi, con una visione a medio/lungo termine.
Incentivi strutturali per le auto elettriche
Gilberto Pichetto, viceministro allo Sviluppo economico, ha spiegato che l’esecutivo sta valutando un ammontare di nuove agevolazioni intorno al miliardo di euro l’anno per i prossimi tre anni, fino al 2024. “A fianco degli incentivi ordinari è indispensabile un fondo di transizione, accompagnato da un piano decennale per la trasformazione del sistema”. Questa la conferma he sembra proprio esserci la volontà di sistemare le cose, “ragionando anche su un fondo per la transizione con orizzonte decennale”.

La preoccupazione è che questa transizione possa mettere a rischio, oltre ai portafogli dei consumatori, anche i lavoratori. Roberto Benaglia, della Fim-Cisl è consapevole di essere in un cambiamento che non si può fermare ma spiega “la sostenibilità deve essere socialmente sostenibile. Oggi i lavoratori metalmeccanici sono 270mila, per 60mila di questi il posto di lavoro è seriamente a rischio”. Per questo propone un fondo per la decarbonizzazione a sostegno di aziende e lavoratori.
Una cosa è certa: in Norvegia, dove le auto elettriche sono di più rispetto alle altre, ci sono agevolazioni che coprono tanti ambiti e un contesto socio-ambientale-economico che ha aiutato la diffusione delle BEV. Noi abbiamo ancora tanta strada da fare e poiché altri hanno preso questa decisione che noi subiamo interamente, possiamo solo favorire la diffusione dell’informazione e della formazione, senza continuare a combattere una lotta contro i mulini a vento. Del resto le piccole librerie non ci sono più perché è arrivata Amazon e anche Blockbuster ha lasciato il posto a Netflix! Come ha detto Veronica Aneris, Direttrice T&E Italia: “Disrupt before being disrupted”.